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5 Cose Che Ho Imparato dai Congolesi

Le cose che si possono imparare nella vita sono molteplici, sono tasselli preziosi che completano e arricchiscono di volta in volta la nostra persona. In primis è la famiglia a trasmetterti questo insieme di esperienze e valori, successivamente la scuola. Tuttavia capita ed è giusto ritenere che istruzione scolastica, esperienze lavorative e quant’altro non siano sufficienti a completare la propria formazione personale e sociale e non preparino granchè alle difficoltà che un individuo si trova a fronteggiare nel proprio cammino. Spesso si ha bisogno d’altro, di un qualcosa di forte, di una scossa. Ora, non voglio scrivere un post zen e non credo di essere così speciale da poter insegnare qualcosa a qualcuno, ma suggerisco comunque un rinforzo, una nuova tessera da incastrare nel vostro percorso. E’ un metodo di apprendimento, semplice, veloce, a costo zero e efficace: aiutare gli altri. La modalità non è importante: potete scegliere se partecipare ad un viaggio di volontariato o aiutare quotidianamente una persona nelle difficoltà di tutti i giorni. Anche far compagnia a un individuo solo, magari anziano, è utile: per lui/lei, ma soprattutto per voi. Ci si sente utili ad aiutare una persona diversa da quelle interne alla nostra famiglia, si prova soddisfazione nel vedere la gioia negli occhi di chi ci chiede aiuto ma soprattutto, sopra ogni cosa, si impara. Si scoprono nuove visioni del mondo, nuove riflessioni sulla nostra cultura, nuovi modi di vivere o di sopravvivere. L’estate scorsa, come molti di voi sapranno, siamo partiti con il nostro parroco congolese alla volta della Repubblica del Congo: ho cercato di compiere una sintesi di tutto quello che i congolesi mi hanno insegnato e trasmesso ed ecco cosa ne è venuto fuori. 

5 cose che ho imparato dai congolesi:  

1) La curiosità verso l’altro 


Se c’è una cosa che ho amato fin dal primo istante in Congo è la curiosità dei suoi abitanti verso “l’altro”, una curiosità vivida, quasi morbosa, che non ho mai sentito in nessun altro luogo. I congolesi chiedono tutto, vogliono sapere qualsiasi cosa, da come trovano marito le italiane a come ti sei annodata la gonna stamattina. Una curiosità piacevole da accontentare e un qualcosa che porta a trascorrere lunghe serate in compagnia di decine di “curiosoni”. All’inizio sono furbi: chiedono, ma se a tua volta domandi, ridono e fanno finta di non capire. Una volta rotto il ghiaccio e guadagnata la loro stima ricambiano e raccontano ogni cosa, tranne chiarirti cosa sia una macumba o rivelarti aspetti troppo particolareggiati delle loro credenze. Una volta carpite le informazioni i congolesi agiscono in due modi: 1) raccontano tutto quello che hai detto ad amici, parenti, vicini, controvicini vantandosi di poter conoscere un europeo e le sue usanze a differenza degli altri; 2) Se gli hai detto come ti sei annodata la gonna, il giorno dopo rivedrai le stesse persone con la gonna, i capelli, quel che ti pare acconciati in quel modo. All’inizio ti sembrerà una presa per i fondelli, uno scimmiottare il bianco, dopo ti renderai conto del motivo per il quale lo fanno: per i congolesi il diverso (tranne quello che collima con le loro credenze religiose) è una ricchezza. Conosco diverse persone della mia generazione che pur avendo avuto accesso a tutte le comodità di un paese non toccato dalla guerra, pur avendo facile accesso a Internet, all’informazione, alla stampa, all’istruzione non hanno ancora capito questo concetto. Sostituite la paura del diverso con la curiosità. 

2) Il portamento femminile
Donna al lavoro in una piantagione fuori Brazzaville

Il portamento di una donna congolese è splendido, ma forse sarebbe meglio allargare il contesto a tutte le donne di origine africana. Non c’è storia, sembrano delle regine. Non importa che camminino nel fango con ciabatte usurate e piedi sporchi: eccole una dopo l’altra sfilare per le strade o nei campi camminando quasi al rallentatore, lente e sinuose, fasciate nei loro completi colorati con i loro bambini legati in vita. Incedono a testa alta, ti osservano divertite ma con una perenne espressione di sfida. Manca solo il ruggito di un leone a far da colonna sonora a questo spettacolo quotidiano, bellissime. 

3) L’inventiva

In Congo non si avvicinerà nessun bambino, adulto, anziano a chiedervi l’elemosina, lo considerano un abbassarsi, un dichiarare la propria sconfitta. Magari ti propongono qualche affare. E girando per le strade e i mercati di Brazzaville si scoprono mestieri, modi di arrangiarsi che lasciano a bocca aperta. Idee semplicissime ma funzionali. Nessuno resta con le mani in mano, tutti lavorano dalla mattina alla sera e il loro trovar sempre una soluzione geniale a qualsiasi guaio è illuminante, scatena riflessioni sul potenziale creativo della nostra mente. Vi lascio qualche esempio. 

Forbici, rasoio, qualche asciugamano e una sedia. Barba o capelli?
Venditrici di legname
Questo congolese crea delle pentole con motori d’auto e sabbia compressa, scoprite come
Basta un carretto per trasportare decine di materassi
4) La risata

La risata congolese è spassosa, grassa, contagiosa. Si ride di gusto, possibilmente in gruppo e fino alle lacrime. Dovrebbe essere inclusa fra i Patrimoni dell’Umanità o utilizzata come tecnica antidepressiva nei centri di recupero in pazienti inclini alla depressione. Ed è incredibile la capacità che hanno di buttarsi dietro le spalle storie e drammi, violenza e disagi economici. Ci lamentiamo tanto dei nostri grattacapi finanziari ma le vere “questioni di vita o di morte” non sono chiare finchè non ci si sbatte la testa contro. Loro che avrebbero un diritto sacrosanto a lamentarsi.. ridono. E si inventano una nuova esistenza, hanno di meglio da fare che piangersi addosso, sono occupati a vivere.

5) “C’è di peggio”


Nella vita ci si può trovare a fronteggiare un guaio come la perdita di un lavoro. Il modo di ragionare dei congolesi in frangenti simili è semplice: applicano la regola del “c’è di peggio”. Tizio ha affrontato questo, Caio quello, perchè io dovrei essere da meno e non farcela? Il mio guaio in confronto al suo è banale. E si buttano a capofitto in qualsiasi situazione, testardi e caparbi. Forse non si fanno spaventare dalle problematiche odierne perchè il vero “peggio” l’hanno già vissuto. Forse è così.  Durante il soggiorno in Congo non ho visto una persona lamentarsi, non ho visto una persona mostrare sofferenza davanti all’altro. Sono imperturbabili. Anzi, sembra quasi che i guai li fortifichino di volta in volta. 

Ultimamente invece sento un sacco di persone che abitano dalle mie parti lamentarsi per questioni assurde, quindi lascio loro (ma anche a voi) una piccola riflessione: quanti anni potranno avere questi due bimbi (foto sotto)? Sono solo un esempio, io ne ho visti anche di più piccoli scavare con le mani nelle fogne per estrarre tubi rotti… voi cosa facevate alla loro età?
(Le ultime due immagini sono di Emanuele e Sara, altri due volontari nelle missioni congolesi)




Tutti i Commenti

  • Bellissimo post, davvero emozionante! Queste sono vere esperienze di vita 🙂

    Anonimo 20 Marzo 2014 16:29 Rispondi
  • Grazie Ele per avermi donato questa lettura. Lo dico anche ai miei alunni a scuola: scriviamo per donare qualcosa di nostro agli altri!

    elisabetta 20 Marzo 2014 20:01 Rispondi
  • Grazie a te per il commento, volevo scrivere un qualcosa di più profondo su questa avventura. Spero di ispirare qualche persona a buttarsi in questo tipo di esperienze, c'è solo da imparare.

    Viaggiare Oltre 20 Marzo 2014 20:58 Rispondi
  • Grazie, spero di essere riuscita a trasmettere le emozioni provate 🙂 !

    Viaggiare Oltre 20 Marzo 2014 20:59 Rispondi

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