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La Biblioteca Nazionale di Sarajevo, tesoro della Bosnia-Erzegovina

Appena menzionata nel post riepilogativo su Sarajevo perché meritava un racconto a parte. La Biblioteca nazionale e universitaria della Bosnia ed Erzegovina è un gioiello della città di Sarajevo, ricostruito dopo il massiccio bombardamento avvenuto durante l’assedio. 

Venne bombardata il 25 e 26 agosto 1992 dall’esercito nazionalista serbo che prese di mira questo luogo di convivenza e ritrovo pacifico tra popoli e culture con il preciso scopo di distruggerlo sino alle fondamenta. 
Non si riesce neanche a capire come si possa pensare a un’atrocità del genere: bombardare la cultura, la base e la storia di un popolo è forse il maggior danno che si possa infliggere al panorama storico e culturale di una città. Di danni alle persone fisiche poi, non ne parliamo. 

(dalla copertina di Sarajevo centro del mondo: diario di un trasloco di Dzevad Karahasan)


Il bombardamento alla biblioteca nazionale sollevò un grido in tutta Sarajevo: pompieri e semplici volontari accorsero alla biblioteca in un disperato tentativo di salvare i manoscritti. Alcuni attraversarono strade e ponti sotto il tiro dei cecchini e morirono nel tentativo di salvare quelle semplici ma preziose pagine di carta. Tra le vittime anche una delle bibliotecarie che morì poco più che trentenne colpita da una scheggia di granata mentre tentava di mettere in salvo una pila di libri. 

<< Correvamo dentro come ragazzini a prendere casse di libri e all’uscita li gettavamo a bordo di un camion militare>>, racconta Vedran Smajlovic, il noto violoncellista che, a pochi giorni dal bombardamento alla Biblioteca Nazionale, si fece fotografare intento a suonare l’Adagio in sol minore di Albinoni tra le macerie. Uno scatto fotografico che fece il giro del mondo e che contribuì a sensibilizzare i governi degli altri paesi su quanto stava accadendo a Sarajevo. Episodio non sporadico: questo violoncellista suonò per ventidue giorni filati tra macerie e palazzi bombardati della città sfidando esercito e cecchini a colpi di note musicali per ricordare le ventidue vittime civili uccise mentre erano in fila per il pane. 

Al termine dei bombardamenti la biblioteca era ridotta a uno scheletro fumante. Rimanevano le fondamenta e le mura esterne ma il 90% del patrimonio letterario si era perso tra le fiamme: 155 mila libri rari, 478 manoscritti unici. Tra le pubblicazioni salvate troviamo fortunatamente l’Haggadah. Si tratta di un’opera trecentesca di inestimabile valore: scritta a mano su pelle di vitello, illustrata con miniature in rame e oro, è un compendio di omelie rabbiniche che contiene 34 pagine di illustrazioni di scene chiave della Bibbia. Ha un trascorso particolare dato che è sfuggita anche a un manifestato interesse (leggasi intenzione di furto) da parte dell’esercito nazista nel 1941. Venne salvata dall’intuito del capo bibliotecario Dervis Korkut che, preoccupandosi per l’attenzione suscitata dall’opera, la nascose nell’umile moschea di un villaggio sperduto sui monti, affidandola alla protezione di un imam. Oggi la Bosnia può dire di conservarla ancora perché allo scoppiare dei bombardamenti alla Biblioteca Nazionale, l’Haggadah si trovava nel sicuro caveau della Banca Nazionale di Bosnia. Oggi è conservata in una stanza blindata al Museo di Storia. 

Fonte immagine: RadioFreeEurope


Terminato l’assedio, il governo cominciò a pensare alla ricostruzione della biblioteca che venne articolata in quattro fasi. Diciotto anni di lavori, finanziati dal governo bosniaco e per buona parte dall’Unione europea. E’ stata riaperta al pubblico il 9 maggio 2014 e riportata all’antico splendore. 

Gli interni sono mozzafiato. Un tripudio di affreschi, soffitti decorati a mano, vetrate, colonne in marmo, finestre in legno. Una magia.

Essendo dotata di diverse sale/aule è divenuta una sede perfetta per allestire mostre, ritrovi culturali e anche concerti, grazie alla particolare acustica interna. Al momento al piano terra si può visitare una mostra permanente sul secolo 1914-2014 della città, che si concentra su aspetti culturali, storici e sociali di Sarajevo, incluse le guerre che si sono succedute nei decenni e le immagini della biblioteca pre e post bombardamento. 

Sempre all’interno della biblioteca, si può seguire l’audioguida e inoltrarsi in un percorso che ruota in diverse sale dell’edificio sino ai piani superiori che ospitano il consiglio comunale, una elegante sala conferenze e stanze espositive come quella opposta alla sala conferenze che ospita i ritratti fotografici dei capi di governo di Sarajevo. 

E i libri, direte voi? I volumi della Biblioteca Nazionale al momento non sono ancora consultabili e per volumi si intendono sia i libri/manoscritti unici scampati ai bombardamenti, sia il gran numero di pubblicazioni donate da ogni parte del mondo per ravvivare il patrimonio letterario della biblioteca. Per il momento dunque si visita così com’è: un edificio spettacolare considerato monumento nazionale, sede di mostre e manifestazioni, in attesa di divenire meno silenzioso e riaprire nuovamente pagine e porte della sua “ala ovest”. 

 

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