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Budapest: itinerari nella Parigi dell’Est

Quando viaggio verso le capitali europee mi prende una sorta di febbre. Voglio vedere tutto il possibile, tutto quello che ho in mente, a costo di viaggiare in metropolitana/bus/taxi/tram sino alle tre di notte. Budapest esaudisce gusti, desideri e deliri di ogni esploratore, fornendo un servizio di trasporti eccellente e milioni da attrattive da visitare. 

Nella “Parigi dell’Est” si respira un caos frizzante, da capitale vivace che invita a saltare senza sosta da un’attrazione all’altra sino a tarda notte. Una città che regala milioni di sfaccettature e itinerari possibili. Siamo partiti da un itinerario classico, aggiungendo man mano mete e destinazioni più insolite.


La visita è iniziata da una passeggiata a ridosso delle acque del Danubio per raggiungere l’edificio più conosciuto, il Parlamento. Edificio prestigioso, sintesi di architettura neogotica e neobarocca, è oggi sede del Parlamento unicamerale dell’Ungheria. L’avevo ammirato solo attraverso immagini condivise sul Web ma dal vivo non me l’aspettavo così fascinoso, è davvero imponente. Conta una decina di cortili interni, trenta ingressi e misura duecentosessantotto metri di lunghezza per novantasei di altezza. Altezza rappresentata dalla splendida cupola a sedici lati che riprende, come stile, la cupola del Duomo di Firenze. Fermatevi ad ammirarlo ad ogni orario del giorno, in particolar modo al tramonto quando si tinge di riflessi e bagliori. 

Nelle vicinanze, si può aggiungere una tappa profonda e significativa: le scarpe sul Danubio. Queste scarpe raccontano l’oscuro passato di una città passata attraverso il regime nazista. Le scarpe raccontano e ricordano, in particolar modo il massacro di un gruppo di cittadini ebrei compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate durante la Seconda Guerra Mondiale.

 


Con il loro silenzio e le punte rivolte ora verso il fiume, ora verso i passanti, sono lì a ricordarci i terribili anni dell’Olocausto e dalla loro presenza trasuda l’importante messaggio di non ripetere lo stesso errore, anche se considerando le ultime violenze di stampo razzista, sono in molti a non averlo recepito.
Budapest ha affrontato il passaggio di ben due regimi: regime nazista e regime sovietico, sino al 1989. Nonostante le difficoltà, le ingenti perdite, i danni inflitti dalla guerra, è una città che ha saputo riprendersi e rinascere a nuova vita come le sinagoghe del quartiere ebraico, distrutte dai bombardamenti e tornate orgogliosamente a brillare tra le vie di Pest. 

E’ il caso della Sinagoga ortodossa che si incontra entrando nel quartiere ebraico, superando ristoranti kosher, uomini in tunica e kippah, rivendite alimentari dove l’aria profuma di carni e dolcetti speziati. Si può varcare la soglia. Gli uomini devono avere la testa coperta, è sufficiente un cappellino ma all’entrata forniscono anche le kippah se i turisti ne sono sprovvisti. All’ingresso e sparse sui colonnati della sinagoga, sono apposte fotografie che la ritraggono nel periodo dei bombardamenti. Fotografie che suscitano emozioni molto forti, come quella di un ebreo che continua a pregare disteso a terra nell’unico angolo non occupato dalle macerie. Oggi la sinagoga è un tripudio di colori, lampadari e decorazioni, molte di queste fortunatamente salvate e restaurate negli ultimi decenni. 

Consigliamo anche la visita alla Grande Sinagoga in via Dohàny. Noi l’abbiamo trovata chiusa per lavori di ristrutturazione.  Continuate poi a passeggiare nel quartiere ebraico, respiratene l’atmosfera, entrate in tutti i negozi, in particolar modo al Nosztalgya Antik Bazar, una delle ultime botteghe legate al duro regime sovietico con banconote appese al soffitto, radioline, divise, berretti, Polaroid, macchine fotografiche fino a candele con impressi i volti dei dittatori. Un teatro dell’assurdo a pochi passi dal ghetto. 

 

Per un tuffo in un mondo colorato, psicheledico e un po’ kitsch entrate invece nello SzimplaRuin Pub dove ogni oggetto attaccabile, mescolabile ad altri (o meno) è appeso a mura e pareti. I ruin pub di Budapest sono una curiosa attrazione da aggiungere al vostro itinerario: pub sorti dalle “macerie” dei regimi, costruiti abusivamente in cortili e spazi abbandonati e oggi riconvertiti a luoghi di ritrovo che rappresentano una mix tra spazio espositivo/circolo/centro sociale.

Continuando a camminare (o salendo su bus e tram se siete stanchi) si può raggiungere il mercato di Nagycsarnok, il più antico mercato al coperto della città. Maglie ricamate, tazze, curiosi souvenir e accessori in cuoio si mescolano a macellerie, banchi di carni e verdure, bancarelle che offrono piatti veloci e streetfood locale. Cosa abbiamo assaggiato? Il primo gulasch del viaggio. 

Pranzo tardivo (molto tardivo), digerito lungo il tragitto che porta all’altra sponda del fiume verso gli stabilimenti termali di Géllert. Avendo camminato tutto il giorno, ci siamo rifugiati nel primo degli stabilimenti termali testati in Ungheria, rilassandoci tra piscine, saune e idromassaggi. 

2° Giorno 

Per me viaggiare equivale a conoscere, entrare profondamente in una cultura tentando, per quanto sia possibile, di capirla. Essendo però annoiata da musei mal gestiti o poco informativi, scelgo sempre realtà innovative, al passo coi tempi. Abbiamo scelto la Terror Hause (Casa del Terrore), certamente non un museo piacevole, ma che racconta senza giri di parole i due regimi che si sono succeduti nell’ultimo secolo. Un museo piuttosto cruento, se viaggiate con persone impressionabili o con bambini piccoli lasciatelo perdere. La sua visita ci ha colpito in maniera esponenziale, ne parleremo in maniera più approfondita nel corso di un prossimo post.


Dopo una visita simile avevamo bisogno di ricreare momenti di leggerezza e, prendendo la metro, ci siamo diretti verso le celebri Terme Sechenyi. Ho dedicato un post specifico alle terme sperimentate in Ungheria dove ho parlato anche di questo stabilimento dove ci si immerge in acque caldissime in compagnia di giocatori di scacchi e gruppi di ragazzi intenti a festeggiare lauree e addii al celibato. 


Dopo tre ore trascorse tra bagni caldi e massaggi rigeneranti, ci siamo rivestiti e diretti, stavolta con un bus, al Bastione dei Pescatori. Abbiamo dunque abbandonato Pest per raggiungere la parte vecchia della città (Buda) in uno dei punti più alti, attraversando il celebre Ponte delle Catene, primo ponte costruito per unire le due parti della città (Buda e Pest) che fino al 1873 costituivano due città distinte e separate dalle sponde del fiume.

Al Bastione dei Pescatori ci siamo concessi interminabili sessioni fotografiche al tramonto osservando i meravigliosi profili del Parlamento e le rive del Danubio che incorniciano i profili di questa splendida capitale dell’Est. 

 

3° Giorno 


Colazione da Gerbeaud, spettacolare pasticceria presente a Budapest dal 1858. Qui abbiamo assaggiato la celebre Dobos, torta ungherese composta da sei strati di pan di spagna, crema di cioccolato e burro con top in caramello. Una bomba in pratica. 
Far colazione in questa pasticceria equivale a farsi un costoso regalo: i prezzi sono altissimi, ricordatevi che il Dobos potete testarlo anche altrove anche se, a parer mio, per una volta si può soprassedere ed entrare in questo tempio di prelibatezze.

Dopo colazione ci siamo nuovamente diretti nelle vicinanze dei Bagni Sechenyi per visitare Piazza degli Eroi, ricca di memoriali politici e storici e rilassarci all’interno del Parco Varòsliget dove sorgono gli stessi bagni Sechenyi. Un parco da percorrere in lungo e in largo che offre ristorantini all’aperto, laghetti e lo spettacolare Castello di Vajdahunyad, copia parziale dell’omonimo castello situato in Romania. Inizialmente costruito in legno e cartone in occasione della mostra millenaria del 1896, ebbe così tanto successo da essere ricostruito in pietra e mattoni. 

Nel tardo pomeriggio abbiamo cominciato a perderci in viuzze colorate, in piccoli mercatini con bancarelle e venditori di cartoline e francobolli.


Siamo arrivati al Menza Etterem Es Kàvézò per un’altra cena a base di gulasch e specialità locali. Come mi è già capitato di scrivere sui social nel corso del viaggio, la cucina ungherese è ottima con carni speziate e contorni golosi. Non ne rimarrete delusi. 
Oltre al Gulasch, assaggiate anche la Dobos, il Porkolt e i Langos, golosissime focacce fritte condite con qualsiasi ingrediente, da carni a formaggi a verdure mentre se siete a dieta… non scegliete Budapest come destinazione di viaggio. 

Salutando il Ponte delle Catene, abbiamo abbandonato la capitale a favore di Sant’Andrea, delizioso borgo ungherese impreziosito dalla presenza di scultori ed artisti e sperimentato l’ultimo stabilimento termale del viaggio: le terme del Lago di Hèviz. Se viaggiate in auto, è una meta spettacolare da aggiungere al vostro soggiorno in Ungheria. La trovate in questo racconto

Buon viaggio. 

 

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