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Casoli, il paese dei graffiti

C’è un’Italia da riscoprire e da amare, più di prima se possibile. L’Italia dai mirabolanti paesaggi, dei grandi capolavori e quella meno conosciuta delle frazioni di provincia, dei preziosi borghi racchiusi fra monti e campagne. Dopo il via libera del 18 maggio, con due mascherine appese al portacellulare, ci siamo recati nel nord della Toscana e prima di raggiungere le zone della Garfagnana e della Lunigiana, vero obiettivo di spostamento, ci siamo fermati in Versilia per tornare a Casoli, il paese dei graffiti.
Visitato in passato senza l’ausilio di macchine fotografiche e rapidi mezzi di condivisione, meritava un ritorno e un successivo racconto sul blog per condividerne bellezza e unicità soprattutto con chi non ha mai sentito pronunciare il suo nome. Situato ai piedi del Monte Matanna, il paese di Casoli, oltre ad essere una incantevole frazione del comune di Camaiore (Lucca), è un borgo caratterizzato dalla presenza di circa 120 graffiti che decorano piazze,balconi e murate, ritraendo miti, personaggi del borgo e antichi mestieri che permettono di immergersi maggiormente nella storia dell’abitato ma anche nella storia di quell’Italia antica e rurale che spesso tendiamo a dimenticare.

Come ha fatto Casoli a divenire nel corso del tempo “il paese dei graffiti“? L’origine di queste raffigurazioni è da ricercare nella prima iniziativa a opera di Rosario Murabito, uno scultore che, mentre era intento a girare l’Italia promuovendo le sue opere, si ritrovò a Camaiore innamorandosi perdutamente del borgo e, come tributo, dipinse un primo graffito nella piazza principale. Da allora decine di artisti provenienti da tutta Italia hanno seguito il suo esempio, regalando nuove suggestioni a vicoli e case in pietra. I graffiti sono realizzati seguendo una tecnica di decorazione a fresco in gran voga in Italia in epoca cinquecentesca: lo sgraffito. Dopo aver preparato il muro con uno strato di intonaco scuro e una gettata di calce colorata, viene appoggiato un calco del disegno che man mano viene bucherellato e successivamente “graffiato” con pennelli e scalpellino portando in superficie temi e soggetti. Il risultato è una tecnica e una colorazione (bicromatica) che si fonde perfettamente con il paesaggio circostante, senza risultare visivamente troppo pesante come abbellimento in un borgo.
All’entrata, posta dopo una serie di tornanti vista Apuane, si nota da subito la scritta Casoli, il paese dei graffiti, affiancata da due frecce indicanti direzioni opposte e da una graziosa mappa sulla sinistra che ritrae le varie postazioni delle raffigurazioni. La prima freccia a sinistra indica la parte centrale del borgo e addentrandovi all’interno, prima di iniziare ad ammirare gli “sgraffi” degli artisti consiglio di non perdere una piccola perla: il bar alimentari Edo’. Bar-emporio con una splendida terrazza panoramica dove sorseggiare caffè e distillati locali ammirando i profili delle Apuane e vecchi attrezzi campagnoli agganciati alle pareti.
Disinfettante, caffè, chiacchiere con mascherine e usciamo per scoprire i tanti graffiti, notando il curioso scrutare dei paesani al passaggio di estranei nel paese. Si respira un’aria attenta, sguardi ancora preoccupati dai divieti del coronavirus ma allo stesso tempo si percepisce una sorta di sollievo nel vedere qualche sporadico viaggiatore far ritorno nel borgo. Camminando già dall’entrata nella piazza iniziano da subito le prime opere, realizzate non soltanto da artisti e nomi noti ma anche da studenti e semplici appassionati in occasione di Sgraffiti, un festival annuale di inizio settembre dove scultori, pittori e istituti scolastici si sfidano a abbellire il borgo.
Poco dopo il bar si raggiunge un suggestivo corridoio di opere, scolpite su una murata e inizia l’immersione in luoghi e storie. Vi sono raffigurazioni di miti, di un’Italia che sopravvive ancora nelle campagne, di scene che riportano alla mente ricordi e memorie dei nonni. Raffigurazioni religiose, luoghi, personaggi significativi per la borgata, volti nobili o al contrario facce scavate e profonde, graffiti visibili o da cercare minuziosamente. L’arte diviene racconto e conservazione della memoria. Tra i tanti volti ritratti in questa parte di borgo, Bruno Moriconi (il fornaio) sulla parete esterna del forno dove ha lavorato per anni, Oreste Pardini, detto di Buffino (il cordaio), Fortunato (falegname del paese) nella casa dove risiedeva anche la sua bottega e Vincenzino, primo postino di Casoli.
Bruno Moriconi, il fornaio
Vincenzino, primo postino di Casoli
Da qui è un attimo arrivare alla Chiesa di San Rocco, alla Fontana Piastraccia decorata con scene di vita quotidiana e seguendo gli scalini sulla destra oltrepassando il paese si può seguire il sentiero 106 che porta all’entrata della Grotta all’Onda, un’ampia cavità naturale di 40×60 metri abitata in epoca preistorica. Sono state rilevate al suo interno frequentazioni e passaggi che partono dal Paleolitico Medio e arrivano fino all’Età del Rame. Grotta che sfortunatamente abbiamo trovato chiusa, non so se per lavori di sicurezza o a causa del coronavirus.
Siamo dunque ridiscesi per raggiungere il graffito più imperdibile “Narciso che si specchia nelle acque”, scolpito sullo splendido lavatoio del paese. Per trovarlo dovete percorrere la salita che si apre sulla destra della piazza di arrivo e prendere successivamente (se non ricordo male) la seconda deviazione sulla destra. Se non riuscite a trovarlo, fatevi aiutare dalle persone del posto.
Tornando invece all’entrata del borgo (ricordate la scritta?) e seguendo la freccia di destra, ci si ritrova a scendere giù per una scalinata raggiungendo la seconda parte del paesello, ancora più silenziosa con passi accompagnati dal rumore del torrente. Superato lo splendido graffito di Siragusa e Pieroni “Quando il lavoro era un’arte”che mi ha personalmente toccato nel profondo avendo avuto un nonno amante della campagna, si arriva all’Enoteca bar La Frana, anche questa con un bel dehor panoramico e poco dopo, si aprirà uno splendido scorcio del borgo con portoni decorati e sguardi incuriositi.
L’ultima dritta che vi lascio è un graffito con toni azzurri scolpito sulla destra di questo incrocio: il graffito del “Pallone Frenato” che racconta la storia della mongolfiera che a inizio Novecento trasportava i turisti facoltosi dell’epoca su in aria, per lasciargli ammirare il paesaggio circostante che dalle Apuane e dalla Versilia si spinge fino al mare.
Credo di avervi fornito un elenco abbastanza esaustivo ma preferisco fermarmi, altrimenti perdete il piacere della scoperta. Recatevi dunque a Casoli per sognare nuove e vecchie storie, per sognare un’Italia che valorizzi la profondità del passato, vivendo la realtà presente con una maggiore consapevolezza.

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