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Cervi e templi di Nara

 

<< Ce la faremo a guidare da Osaka a Nara con il fuso orario addosso?>>. Era il dubbio principale mentre l’aereo, dopo 11 ore di traversata, scivolava sotto le nuvole dall’altra parte del mondo per mostrare il blu del Mar del Giappone e le sue isole. 
<< Con un aereo pieno come questo e altri in coda sarà già tanto superare controllo passaporti e ritiro bagagli in un’ora!>>. Non avevamo fatto i conti con l’incredibile velocità ed efficienza giapponese, pronta a stupirci sin dai primi momenti di viaggio. In poco meno di un’ora controllo passaporti, ritiro bagagli e consegna dell’auto con chiavi e documenti in mano erano già un appunto da ricordare. 

Con una Micra e uno strano GPS attraversiamo i tre chilometri del ponte che collega l’isolotto dove si sviluppa l’aeroporto di Kansai (progettato da Renzo Piano) alla terraferma e proseguiamo attraverso rettilinei, svolte, autostrade e strade secondarie sino a Nara, prima meta di viaggio. 

Doccia, due ore di riposo per riprendersi dal jet lag (calcolate sempre la stanchezza e l’impatto con il fuso orario quando viaggiate ad Est) e siamo pronti ad esplorare questo primo frammento di Giappone

Non siamo soli: sin dai primi momenti di visita si uniscono simpatici compagni di avventura: i cervi di Nara. Dolcioni e (fin troppo!) amichevoli seguono i viaggiatori lungo strade e sentieri in cerca di grattini… e cibo. Soprattutto cibo. Tanti Bambi dagli occhioni dolci che chiederanno con sguardi imploranti (vivono meglio di noi, non preoccupatevi) snack e stuzzichini come gli Shika-Senbei, cracker creati appositamente per loro e venduti sulle bancarelle. Sarà una bella emozione incontrare questi splendidi animali, spesso scambiati per daini, e poterli ammirare così da vicino. 

I cervi sono sacri a Nara. Pensate che sino al 1637 l’uccisione di uno di questi animali era considerata delitto capitale e punita con la morte. Oggi sono considerati “tesoro nazionale” e protetti come tale. La loro sacralità deriva da una leggenda: il kami del santuario di Kashima (la parola Kami indica gli spiriti nobili e sacri nella fede shintoista), invitato al santuario Kasuga Taisha di Nara arrivò in sella a una cerva bianca e da quel momento l’animale è considerato un messaggero legato al divino. 

Nara si visita per la curiosità innescata dai cervi ma anche e soprattutto per la bellezza dei templi presenti nel parco. Fra i più suggestivi vi è senza dubbio il tempio Todai-ji con la statua del Grande Buddha (Daibutsu) alta 15 metri che accoglie visitatori e pellegrini all’entrata nel tempio. La più grande statua in bronzo al mondo che si può dire è quasi sorvegliata, a destra e a sinistra, dalle statue di Tamonten, il re del nord (“colui che tutto ode”) e Komokuten, il re dell’ovest (“colui che tutto vede”). 

Oltre al forte simbolismo culturale e religioso del Giappone, c’è un altro aspetto che mi ha colpito tantissimo in questo viaggio: la spiritualità sentita che coinvolge tutte le generazioni. Troverete giapponesi di ogni età intenti a visitare templi, a pregare al kami di riferimento o a trascrivere desideri e speranze sugli ema, tavolette di legno lasciate appese ad apposite rastrelliere fuori dai luoghi di culto. 

Ogni elemento instilla misticismo e sacralità e le stesse visite ai templi sono costellate da regole e riti, talvolta inusuali: come la pratica al Todai-ji di passare attraverso il buco di una colonna, grande quanto una narice della statua del Grande Buddha, chiamato “narice dell’illuminazione“. Si racconta che chi riesce a passare dentro al buco sarà benedetto dall’Illuminazione nella vita futura. 

Continuate poi a visitare il parco sostando al lago Sasurawa e raggiungendo il Kofuku-ji, sede principale della scuola buddista Hosso e tempio che ospita una pagoda in legno di cinque piani. Seconda pagoda più alta del Giappone (sfiora i 50 metri) è considerata un simbolo di Nara.  

Ai confini sudorientali del parco di Nara si sviluppa invece il tempio di Kasuga-Taisha. Include quattro splendidi edifici principali (Honden) con colonne di legno vermiglio e ampi tetti. La via che conduce al santuario, oltre ad essere circondata da una foresta maestosa è fiancheggiata da duemila lanterne di pietra, donate dai fedeli a partire dal XI secolo. 

A queste fanno seguito altre mille lanterne in bronzo appese ai cornicioni degli edifici. Un luogo incredibile dove vi renderete conto di trovarvi (davvero) dall’altra parte del mondo. 

La foresta che circonda il Kasuga-Taisha amplifica ancora di più l’atmosfera mistica che vi si respira e i fugaci sacerdoti che sgusciano silenziosi da un edificio all’altro sembreranno anime venute da chissà dove.

Di sera, Nara, non spegne le sue luci. Verso l’orario di cena compaiono tanti piccoli chioschetti che propongono pietanze invitanti e deliziose. Per immergerci ancora di più nell’atmosfera del posto, abbiamo scelto di partecipare ad una specie di sagra (purtroppo non ricordo il nome) che si svolgeva proprio in quei giorni (metà agosto, se vi interessa). Eravamo gli unici occidentali e la cosa non ci è dispiaciuta affatto. Penso sia inutile tentare di descrivere la bontà di quanto assaggiato. Chi ama la cucina giapponese sa sicuramente di cosa parlo.


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