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Corsica del Nord in camper: le spiagge più belle del nostro itinerario

La Corsica era lì, oltre il mare. Da Livorno, nelle giornate limpide, è possibile scorgerne i profili che si stagliano sull’orizzonte, dietro l’Isola di Capraia. Profili che nell’orario del tramonto divengono quasi nitidi e invitano a intraprendere il viaggio. Quest’anno abbiamo finalmente messo piede su quest’isola battente bandiera francese. 
Volevamo scoprirla in minivan e dare al viaggio un tocco di avventura. Abbiamo noleggiato un pulmino Westfalia del 1987 e, con le sue quattro marce e la guida “di gomito” senza servosterzo, abbiamo viaggiato a ritmo lento, scoprendo spiagge, baie di scogli, porti di pastori e marinai. 

Ci siamo fermati dapprima a Nonza, distante poco meno di un’ora dal porto di Bastia. Una lunghissima baia di sabbia nera formata da un tappeto di sassi grigi che, a contatto con l’acqua di mare, si tingono di nero con sfumature che virano dall’arancio al verde bottiglia. La baia, purtroppo, gode di una cattiva nomea. Il mare e la sabbia conterrebbero tracce di amianto della vicina miniera, dismessa fin dagli anni ’60. Nonostante la baia sia stata sottoposta a controlli e abbia subito decenni di forti venti e mareggiate, la parola “amianto” incute ancora timore nei turisti che preferiscono optare per una semplice passeggiata senza tuffarsi nelle sue acque. 

Da Nonza ci siamo diretti verso il Deserto di Agriates, 16.000 ettari di territorio arido e brullo spazzato dal vento e caratterizzato dalla presenza di monti, arbusti e cespugli bassi di macchia mediterranea. Una zona che ricorda tanto i paesaggi desertici dell’Andalusia che dalla regione della Murcia si gettano a sud verso Tarifa e lo stretto di Gibilterra. 

Essendo amanti dei viaggi sulla strada, volevamo raggiungere Lodu e Saleccia (due splendide baie di sabbia a sud del deserto) via terra. Esistono due modi per raggiungerle: via barca con gite organizzate da Saint Florent o via terra con navette 4×4 messe a disposizione da agenzie locali. Ci sarebbero anche i quad ma, se date un’occhiata ai prezzi, vi dirigerete subito verso altre opzioni! Per arrivare a Lodu e Saleccia sono necessari 40 minuti di discesa e altrettanti in risalita. Il terreno è davvero accidentato, troppo rischioso da percorrere con veicoli dall’assetto basso, tantomeno con un pulmino risalente al 1987! Lasciando dunque il Westfalia a riposare in un parcheggio, ci siamo addentrati nel deserto. Abbiamo saltato, percorso piste con manovre rocambolesche, incontrato mucche e vitelli che non ne volevano sapere di spostarsi dal centro del sentiero. Una volta raggiunta la spiaggia di Lodu, ci siamo concessi un lunghissimo pomeriggio di tuffi, battute di snorkeling e relax nelle acque limpide della baia.  

Un aperitivo a base di stuzzichini e birra corsa in una cabane sulla spiaggia e siamo risaliti.
Un piccolo consiglio che ci sentiamo di lasciare nella scelta della navetta 4×4 per Saleccia e Lodu: arrivando al paese di Casta, da dove partono tutte le escursioni, troverete varie agenzie che offrono questo tipo di tour a costi mediamente alti (a partire da 25-30 euro a persona). Superando il paese e procedendo verso sud per due o tre chilometri, troverete un vecchio casale in pietra che offre spuntini e merende a base di prodotti tipici. Il gestore è un simpatico vecchietto dall’accento marcatamente corso. Gestisce la rivendita con sua moglie, “mezza francese” tiene a specificare lui, mentre il figlio organizza navette 4×4 al costo di 20 euro a persona. Dietro la struttura si estende un grande campo di olivi, dove abbiamo dormito la sera stessa col nostro van, al rientro dalla bellissima giornata a Lodu.

Al mattino partiamo per la destinazione successiva: Punta Spano (o Punta Spanu), poco prima di Calvi. Ma prima altre baie limpide, altro mare da sogno. Siamo scesi a Ostriconi lungo il piacevole sentiero che, attraversando una placida laguna, conduce alla spiaggia. 

Un tuffo veloce e siamo ripartiti, proseguendo verso sud. Nel tratto compreso tra la fine del Desert des Agriates e Ile Rousse, si trovano numerose baie di scogli che offrono una varietà infinita di colori e paesaggi a differenza delle spiagge di sabbia, certamente bellissime ma spesso simili le une alle altre. I sassi chiari del fondale conferiscono al mare un color cobalto e a tratti trasparenze cristalline. Queste baie scogliose non hanno un nome, le abbiamo trovate parcheggiando il van lungo uno slargo della carreggiata poco prima di Guardiola, piccola frazione che precede Ile Rousse. Scegliete questi posti se siete amanti degli scogli, del mare selvaggio e se volete evitare la folla estiva delle spiagge. Il mare sarà generoso, ricompensandovi con pesci colorati, stelle marine e fondali sempre variegati e incredibilmente trasparenti. 

Al tramonto siamo arrivati a Punta Spano, una delle tappe più belle del viaggio. Un punto panoramico caratterizzato da una torretta saracena e piante grasse variopinte che dipingono il sentiero di colori aranciati e sgargianti. 

Abbiamo scelto questo luogo panoramico per dormire e assistere allo spettacolo dell’alba che ha incendiato l’orizzonte di riflessi rossi e rosati nell’aria frizzante del primo mattino. Un’alba celebrata anche con un indimenticabile tuffo in mare nelle piccole insenature semi deserte, in compagnia di affamati cormorani. 

L’ultima tappa di viaggio è stata Calvi. Dopo giornate trascorse nella parte selvaggia della costa nord occidentale della Corsica, volevamo scoprire questa piccola perla consigliata da viaggiatori e gente del posto. 

A Calvi si passeggia nei vicoli della città antica, si incontrano chiesette dipinte con intonaco rosa e si risalgono i tanti gradini che portano alla Cittadella, imponente fortificazione a picco sul mare eretta dai genovesi nel Quattrocento. Cinque bastioni difensivi dai quali si può godere di un panorama che domina il porto, le vie cittadine e si allarga sulla scintillante baia con i monti in lontananza. Calvi è un porto di mare frequentato da pastori corsi e moderni pirati dove le musiche cantate in dialetto antico risuonano nei bistrot incastonati nelle piazzette. Il dialetto corso, così simile all’italiano ma dotato di parole e detti sconosciuti che suonano strambi, buffi e sembrano appartenere ad una lingua quasi inventata.

“Che vo’ siate in un mare di latte”


Una frase dipinta sulla facciata di un pittoresco bistrot. Ho cercato di interpretarla ma dopo qualche minuto ho ceduto.
“Scusami, ma cosa vuol dire quella frase?”, ho chiesto alla ragazza che ci stava portando gli antipasti. 
“Che passiate una bella serata, dei momenti felici”. 

Facile trascorrerli in una terra così. 



Tutti i Commenti

  • Dove trovo un minivan come quello?

    Unknown 21 Luglio 2021 15:00 Rispondi
  • Ciao, posso chiederti dove/con chi hai noleggiato il Westfalia? Grazie mille

    Anonimo 21 Luglio 2021 15:00 Rispondi
  • Eheheh, era di un privato che lo affittava su Airbnb ma ora non c'è più. Se cerchi su Airbnb o su portali di noleggio van dovresti trovarne altri

    Viaggiare Oltre 21 Luglio 2021 15:14 Rispondi

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