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Cosa sono i Ruin Pub? Viaggio nei pub in rovina di Budapest

“Apprezza ogni giorno l’arte. Disegna, scarabocchia, scrivi, crea”. 
(Szimpla Kert, ruin pub di Budapest) 

Piccola aggiunta personale al valido consiglio soprastante: viaggia. Fuori o dentro il tuo territorio di origine, per aprire la mente, catapultarti in nuovi mondi, apprezzare la diversità, ammirare l’Arte e scoprire in quanti modi possa essere declinata. Dalle forme più classiche di un dipinto rinascimentale esposto al Louvre (o nel museo dietro casa) a miscugli di graffiti, vecchie insegne e oggetti riciclati nei ruin pub di Budapest.  

Cosa sono i ruin pub di Budapest? La traduzione letterale li definirebbe come “pub in rovina” (Romkocsma), sorti dall’occupazione più o meno lecita di giardini, parcheggi incustoditi, ex fabbriche abbandonate, edifici fatiscenti. Polverose caricature di punti di ritrovo per aperitivi e bevute goliardiche… questo solo in apparenza. In realtà rappresentano molto, molto di più.

Come concetto riprendono sommariamente Metelkova, il quartiere degli artisti nella città di Lubiana in Slovenia (ricordate il post su Viaggiare Oltre?). Ex edifici abbandonati ripresi da artisti e geni del recupero che unendo creatività e arte del riciclo hanno finito per realizzare originali spazi espositivi scelti per presentazioni, caffè letterari, mostre, rassegne, proiezioni di film indipendenti, spettacoli di nicchia. Sono locali camaleontici che cambiano veste a seconda delle esigenze e dello spettatore e, rivoluzionando il concetto stesso di location per eventi culturali, hanno dato nuova linfa alle attrattive diurne/notturne della città. Mai scontati, mai simili. Da un viaggiatore possono esser visti anche nella loro accezione più semplice: goliardici bar per organizzare ritrovi e aperitivi… sempre che si riesca a vedere quale bevanda venga versata nel bicchiere, vista la scarsa illuminazione che li contraddistingue! 

Tra i diversi ruin pub presenti a Budapest (trovate una mappa in fondo al post) abbiamo scelto lo Szimpla Kert, padre di tutti i bar in rovina, sorto nel 2001 come spazio culturale di accoglienza e che ogni domenica ospita un mercato contadine e che promuove cibo locale e agricoltura sostenibile. 

Locale che accompagna i visitatori in un mondo parallelo fatto di apparente caos e (studiato) disordine. Abbiamo perso diversi minuti a comprendere di quante ale fosse composto e ci siamo divertiti a seguire un immaginario Bianconiglio per aprire porte e scostare tendine, fotografare volantini e sirene dai capelli blu tentando di decifrare (invano) la lingua ungherese in fogli di carta volanti e consumati adesivi. 

All’uscita, dietro una porticina quasi nascosta, non abbiamo potuto fare a meno di curiosare e spingendo la porta abbiamo scovato l’eloquente “Buda Lovin Pest”, slogan che riecheggia per tutta la capitale e che testimonia l’unione delle due vecchie città affacciate sul Danubio (Buda, Pest) e la splendida capitale che ne è nata. 

Una città magnetica dai tanti volti che si compensano e si stravolgono l’uno con l’altro. Un unione che ammalia e affascina: vecchio e nuovo, kitsch e classico, sacro e profano… come questi bar concentrati perlopiù nel VII distretto, il quartiere ebraico. Avreste mai immaginato di trovarli a poca distanza da una sinagoga?  

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