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Due settimane in Sicilia: itinerario on the road, tappa per tappa

Raggiungere la Sicilia in auto. Da Livorno a Cefalù e oltre, in questo strano 2020 di mascherine, disinfettanti, pandemie e contatti limitati con il prossimo. Il Peugeot camperizzato ci ha permesso un grande distanziamento sociale, così come il noleggio di un cabinato a Trapani con il quale abbiamo navigato attraverso le Egadi evitando le grandi folle di vacanzieri. Un itinerario studiato per il coronavirus e per immergerci nello straordinario patrimonio italiano e nelle meraviglie del Sud. Una Sicilia che non manca di località celebri come Palermo, Modica, Scicli, Marzamemi ma che comprende inoltre mete più intime e raccolte, adatte a questi tempi incerti e ai viaggiatori che come noi, in estate, detestano sgomitare in carnai. 

Se ci seguite su Instagram e Facebook, sapete che in realtà si è trattato di un viaggio più articolato che, scendendo da Livorno verso la Sicilia, ha compreso alcune tappe intermedie lungo la costa tirrenica: Vietri sul Mare in Campania, Maratea in Basilicata e, sulla via di ritorno, Scilla in Calabria. In questo post tuttavia raggrupperò il viaggio in auto in Sicilia, tappa per tappa. Un post riassuntivo per avere una mappa ben delineata del percorso perché un riepilogo di questo itinerario di quindici giorni è necessario. Non mi dilungherò per il momento sulle località visitate ma, a breve, le affronterò una per una, nel corso di successivi post. 

Due settimane in Sicilia: itinerario tappa per tappa

Giorno 1 

Imbarco da Villa San Giovanni per Messina dove consigliamo di imbarcarsi con la compagnia privata Caronte & Tourist che possiede corsie di imbarco collegate al Telepass autostradale. Non ci sono code, non ci sono attese: si arriva al porto, si paga dall’auto con il Telepass, si ritira il biglietto dal totem automatico e si imbarca l’auto sul traghetto. Zero assembramenti, massimo distanziamento sociale. Chi vuole può rimanere in auto per la traversata che durerà non più di venti minuti. 

Da Messina, con Nicola addormentato al posto del passeggero, ho guidato per due ore fino a Cefalù. Troverò una costante che ci accompagnerà per tutto il viaggio in auto in Sicilia ovvero autostrade deserte unite a una buffa contraddizione nello stile di guida siciliano: andatura lenta e indolente al di fuori dai centri abitati in contrapposizione a una condotta furiosa, aggressiva (in alcuni casi completamente fuori di senno) nelle grandi città, specialmente a Palermo! 

Arriviamo a Cefalù nel primo pomeriggio concedendoci il tempo per un bagno sul molo del porto vecchio e un giro nel centro storico poco prima che cali la sera e le vie dello struscio si riempiano di persone. Visiteremo gli antichi lavatoi dopo cena, muniti di mascherina. 

Giorno 2 

In viaggio lasciamo sempre spazio a imprevisti, consigli dati dalle persone del posto, ultime chicche scovate su Google Maps ed ecco la prima meta non preventivata: il bellissimo borgo di Caccamo. Il castello, le viuzze acciottolate e silenziose, le chiese con pavimenti interamente maiolicati e una guida speciale che ci ha accompagnato per tutto il paese. Ve ne parlerò presto.  

Da Caccamo ci separa meno di un’ora da Palermo, dove arriviamo verso le 16:00 in una pigra e soleggiata domenica estiva. La città è deserta con chiese fresche e aperte, tutte per noi. Ne approfittiamo per una prima immersione nell’Italia che sbalordisce, nello straordinario patrimonio di chiese barocche, bizantine, arabo-normanne, gotiche, rinascimentali contenute in una sola città, in assaggi di arancine, panelle, fresche granite, in un giro in notturna nei Quartieri Spagnoli. La città ci ha già conquistato. 

Giorni 3-4-5 

Giorni interamente dedicati a Palermo. Sui social si condivide poco, in viaggio si cammina molto. Quattro Canti, Palazzo dei Normanni, la Kalsa, Ballarò, la Vucciria, il porto con gli omaggi a Falcone e Borsellino. I grandi contrasti fra il bene e il male, le attrazioni ben valorizzate e il lasciato marcire, i quartieri in rinascita, gli splendidi spaccati di vita nei mercati, la vita brulicante della città. 

 

 

Caotica ma in un modo unico. Si passa in un momento dal caos più infernale di vie “vissute” e ferventi mercati (indossate la mascherina) al silenzio più assoluto delle vie immediatamente attigue. Visitando i borghi marinari del circondario di Palermo saltiamo la celebre Mondello, ormai vocata a un turismo di massa e raggiungiamo il borgo di Sferracavallo dove ci regaliamo un bagno ristoratore presso la Riserva di Capo Gallo e un meraviglioso aperitivo al tramonto assieme ad altri amici viaggiatori. Lasciamo Palermo nel primo pomeriggio del quinto giorno, dopo un’ultima spesa al Mercato del Capo. 

Raggiungiamo il Tempio di Segesta (in provincia di Trapani) in un’ora. Non avendo ancora pranzato, prima della visita decidiamo di temporeggiare all’ombra di un grande ulivo tirando fuori tavolino da picnic, birre,  il succulento streetfood palermitano e improvvisando una gradita doccia fresca con le riserve di acqua dolce a bordo della Peugeot.

Una volta iniziata la visita al tempio greco scopriamo quella piacevole storia italiana permeata da influenze culturali, influenzata da scambi, convivenze e commerci sulle rotte del Mediterraneo; ammiro il mio primo tempio greco (primo tempio greco integro, almeno) rappresentato dal Tempio di Segesta e lo splendido Teatro Antico. Mozzafiato, come potete vedere dalle immagini. 

 

Giorno 6

Dal tempio di Segesta raggiungiamo la Tonnara di Scopello con visite a numero chiuso (non serve prenotare, basta mettersi in fila). Il biglietto di ingresso comprende la fornitura di ombrellone e sdraio nella spiaggia antistante, della quale però non abbiamo usufruito per evitare la calca di persone senza mascherina. La visita interna alla tonnara è caldamente consigliata. Breve ma esplicativa, con riflessioni e raffronti fra la vecchia mattanza e i metodi di pesca odierni, talvolta più intensivi e cruenti.

Dalla tonnara, dopo un bagno rinfrescante nel mare cristallino della zona, ci aspettava una nuova meta non prevista dal nostro programma. I piani erano di visitare la vicina Riserva dello Zingaro ma per una serie di motivi abbiamo deciso di saltarla. Quali? I costi di parcheggio più ingresso alla riserva. Pagamento di cinque euro di parcheggio (con finto scontrino) seguito dal pagamento di ingresso alla riserva (non segnalato ovviamente, per far pagare prima il parcheggio). I parcheggi inoltre erano pieni, chiaro segno di una presenza massiccia di vacanzieri. Alla fine quindi, quanto è godibile sborsare dieci euro per andare al mare, scarpinare per trovare una porzione di spiaggia o una caletta libera (obbligo di scarpe da trekking) quando poco più avanti esiste la Riserva Naturale di Monte Cofano con un mare altrettanto cristallino e gratuito? Il nostro compito, come blogger, è anche questo: fornirvi alternative ai circuiti più convenzionali, spesso poco promossi dal sistema turismo perché meno remunerativi. Alla richiesta di cale gratuite nelle vicinanze della Riserva dello Zingaro, i parcheggiatori (lato Scopello) ci dissero che le baie erano scogliose (vero), difficili da raggiungere (falso) e tutta una serie di altre scuse. Non ascoltateli e guardate la foto sotto. Se vi piacciono gli scogli, siete in paradiso. Sosta e bagno gratuito di due ore.

Intorno alle 17:00 arriviamo a Erice. Il bellissimo e antico selciato (scivoloso, indossate scarpe comode) il Castello, la vista spettacolare sulle Isole Egadi, l’artigianato, la street-art unita al mantenimento delle tradizioni, la straordinaria cucina della provincia trapanese… Esperienze tutte da provare in un borgo che ci è rimasto nel cuore. Consiglio raramente ristoranti, ma in questo caso faccio eccezione: cenate alla Pentolaccia ordinando antipasto “Paolina” e Busiate al pesto trapanese. Mi ringrazierete del consiglio… e se, come noi, vorrete mangiare all’aperto specificatelo bene al telefono. Più volte. 

Giorno 7

Dopo una mattinata ad Erice raggiungiamo Trapani attraverso una stradina tanto stretta e ripida quanto scenografica che offre viste mozzafiato sulle saline della città e sull’arcipelago delle Isole Egadi. Qua, fra pranzo con visita alle saline ed entrata in una originalissima attrazione trapanese (ve ne parlerò a breve) si arriva a sera quando, intorno alle 18.00 andiamo al porto cittadino e ritiriamo il cabinato noleggiato per visitare le Isole Egadi. Si tratta di una imbarcazione con cuccetta sulla quale abbiamo caricato anche il nostro tavolino da picnic e il fornellino da campeggio per poter pranzare e cenare a bordo. 

 

Giorni 8-9-10

Isole Egadi con riconsegna della barca nel tardo pomeriggio del decimo giorno. Favignana, Levanzo, Marettimo. Un tripudio di grotte e di azzurri. Il mare italiano mozzafiato che non ha niente da invidiare a destinazioni più lontane e blasonate.

 

 

 
 

Unito a questo le camminate nei porticcioli isolani dove sembra di far vacanza in una terra di mezzo. Non è Italia, non è Africa, non è Grecia… un mix di mondi non troppo lontani.  

La sera del decimo giorno, dopo una visita al tramonto alle spettacolari Saline di Marsala, abbiamo raggiunto e soggiornato in un meraviglioso baglio trapanese (antiche fattorie riconvertite in agriturismi o alberghi di stile) che non possiamo far altro che consigliare. Bagno in piscina e una cena indimenticabile sotto il pergolato (Agriturismo Masseria Cianciò).

Giorno 11

Ig @viaggiareoltre

L’originalità di Sciacca nel porto e nel suo Castello Incantato, i negozi storici di ceramiche a condotta decennale (se non centenaria), la Basilica di Santa Maria del Soccorso, le viuzze del porto con anziani intenti a pulire il pesce fuori dai portoni di casa. Bellissimo spaccato di Sicilia, purtroppo con molte strade invase dalla spazzatura.

Tramonto nella stupenda area archeologica di Selinunte con tempio e acropoli.

 

Giorno 12

Modica. Il cioccolato, il Duomo di San Giorgio e le altre chiese, la casa di Salvatore Quasimodo, i belvedere sulla città. Una giornata immersi nello spettacolare barocco siciliano.

 

Giorno 13

Scicli, graziosa e a misura d’uomo e un buffo itinerario alla scoperta dei luoghi di Montalbano (adoro la serie tv). Con ironia, siamo diventati un po’ turisti visitando il municipio con l’ufficio di Catarella (Dottore, Dottore!), l’ufficio del commissario, la finta porta sull’ufficio di Mimì e Punta Secca con la casa di Montalbano e di fronte la bellissima baia di spiaggia con il mare in burrasca. Conoscete il mio rito da mare in tempesta: camminare a riva e a lungo.

Giorno 14

L’itinerario di due settimane in auto torna sul mare con la scelta di percorrere il tratto costiero che da Punta Secca conduce a Marzamemi. Un luogo molto suggestivo da visitare è rappresentato dall’Isola delle Correnti. Si paga un misero parcheggio e si può raggiungere un tratto di mare dove le onde del Mar Ionio si scontrano con le correnti del Mar Mediterraneo. Onde in direzioni opposte che si scontrano di fronte a questo isolotto visitabile con breve camminata “zaini in testa” in mare. Lasciate l’affollata spiaggia di ombrelloni alle spalle e piazzate un asciugamano di fronte all’isolotto. Troverete un mare cristallino tutto per voi.

Le onde continuano a scontrarsi fino alla Punta di Capo Passero, un borgo di pescatori intimo e raccolto. All’orario del tramonto abbiamo raggiunto, pur se tempestati dai dubbi, la località di Marzamemi. Temevamo che fosse una località poco godibile a causa del grande afflusso turistico, invece il più delle folle era concentrato nella piazzetta principale. Come già scritto su Instagram, una borgata davvero pittoresca con la piazzetta, l’antica tonnara, la marea in ritiro nel porticciolo e i molti spazi riconvertiti in aree creative.

Giorno 15

Etna, in tutta la sua bellezza e maestosità. Un finale con i fuochi d’artificio in questa regione italiana con scenari e paesaggi che non dimenticheremo.

 

 
 
 

 

 
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