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Film, libri, scrittura. Diari di quarantena

La primavera è arrivata, dispiega colori e profumi. È presente nel cielo, nella temperatura più mite, nei fiori sbocciati nonostante il dramma che si sta consumando a livello globale. La natura segue il suo ciclo, muore e rinasce dalla notte dei tempi, con o senza di noi. Meglio senza. 

In queste strane giornate ho trascorso molto tempo a scrivere e riflettere e sono giunta alla conclusione che, al termine di questo drammatico periodo, non voglio essere la stessa persona rincasata dieci giorni fa. Mi rifiuto di non raggiungere nuove conclusioni di pensiero e di non prendere nuove direzioni, mi rifiuto di vivere questa quarantena totalmente in passivo. Ho trascorso molti momenti no, molte giornate a scrollare disperatamente i motori di ricerca leggendo notizie fuorvianti, fake news che acuivano l’ansia e il risentimento per la situazione, notizie positive smentite nel giro di poche ore finché non ho deciso di metterci un freno. È un farsi del male da soli: la ricerca spasmodica di picchi e statistiche serviva certamente a rimanere informata ma non a vivere questa condizione di isolamento sociale forzato in modo razionale. 
Credo che il periodo di quarantena che stiamo vivendo possa essere l’anticamera per un cambiamento radicale del pianeta e di noi stessi (se solo lo vorremo). Contando morti e feriti di questo inaspettato e silenzioso conflitto, dovremmo mostrare gratitudine se ne usciremo più o meno indenni (se ne usciremo vivi, diciamolo) e ringraziare della possibilità avuta per diventare persone migliori e rivalutare l’intera condotta globale, governativa e individuale. Ho scelto di trascorrere parte delle ultime giornate completamente disconnessa, scegliendo solo i canali migliori per informarmi con dati certi e di non soccombere (troppo) alle notizie come nei giorni precedenti.
Come tutti, non so se sarò risparmiata dal coronavirus. Non so se sono un’asintomatica, se sono immune, se la malattia si è già manifestata e non me ne sono accorta, se finirò in ospedale tra pochi giorni, se il prossimo mese non ci sarò più. Ho fatto del mio meglio per rimanere distanziata dalle persone, ho seguito scrupolosamente le direttive sanitarie e mi allontano da casa soltanto per commissioni obbligatorie. Fatto sta che se mai rimarrò contagiata non voglio guardarmi indietro e pensare “nelle ultime settimane non ho fatto niente per migliorare la mia condizione e quella degli altri”. 
Stamattina una ragazza sulle Instagram Stories mi ha ringraziato in privato per aver condiviso, nella tragedia, la notizia positiva di una signora di 95 anni guarita dal coronavirus e sicuramente continuerò in questa direzione. Condividerò certamente il dramma per informare, ammonire chi adotta comportamenti sbagliati (senza versargli un secchio d’acqua addosso, come ho letto da qualche parte) ma anche i pochi bagliori positivi. I guariti, le nuove scoperte, i nuovi ospedali e posti letto disponibili. Invito chi mi segue a fare lo stesso, soprattutto blogger e giornalisti perché chi possiede un canale di informazione contribuisca, anche con un solo link o “buona notizia del giorno” a diminuire l’ansia collettiva che ci attanaglia, altrimenti ne usciamo matti. Proprio stamattina Nicola, tornando dal fare la spesa, mi ha raccontato di un litigio impressionante tra due persone in fila al supermercato. Sono volate quasi le botte per una discussione sul “chi c’era prima”. E, sempre a Livorno, è di pochi giorni fa la notizia di un cassiere del supermercato che si è preso un bel pugno in faccia per aver intimato ad un cliente in fila di rispettare il metro di distanza. Non sono casi sporadici, se ne leggono a decine sui quotidiani, se ne sentono altrettanti per strada. 
Si sta perdendo il senso di comunità dei primi giorni di quarantena, quello che a vederlo inizialmente ci ha ricordato la solidarietà e lo spirito comunitario che emergeva dalle memorie di guerra dei nostri nonni. Dove è finito? Già terminato? A cosa servono i canti sul balcone se a pochi metri di distanza dall’entrata di un supermercato ci scanniamo per cinque minuti in più o in meno di attesa? Colpa dei cretini, direte, ma non del tutto, è anche questo clima di terrore a non favorire raziocinio e decompressione mentale. Perdiamo coraggio, ci spaventiamo, ci infuriamo con il primo che capita a tiro. 
Da parte mia continuerò a far questo, a condividere il (poco) positivo emergente al momento, via Instagram Stories e Facebook Stories. Perché ne abbiamo bisogno, manca come l’aria, anche un solo link condiviso al giorno. Fatelo anche voi. Dobbiamo rafforzarci l’un l’altro, fare squadra, far sì che i nostri incubi mentali non prendano il sopravvento. Ne va del nostro equilibrio e anche delle nostre difese immunitarie che è scientificamente dimostrato: si abbassano in presenza di stress, ansia, paura.
Qui sotto condivido una serie di documentari/film/azioni personali che mi hanno fatto sentire meglio o distratto. Poche cose a dire la verità perché in tutto questo casino interviene anche il senso di colpa. Se uno si distrae per pochi minuti o per un’ora si sente automaticamente insensibile/egoista/uno che si informa poco/uno che interviene poco, anche se legge e confronta informazioni per almeno tre ore al giorno. Non pensiamolo. Distrarsi serve anche a curare la nostra anima ferita e addolorata, a rimanere con nervi saldi, a non farsi prendere dal panico e soprattutto a trovare del bello nel rimanere a casa. Perché al di là del lavoro e della spesa rimanete a casa, vero? Me lo auguro. Quello che segue qui sotto è chiaramente in linea con gusti e abitudini personali ma spero sia comunque utile a qualcuno. Per acquistare trovate il link di Amazon nei vari titoli. 
 
Documentari 
Vecchiotto (2009). Un docureality basato su un esperimento di vita sostenibile a New York. Protagonista è Colin Beavan, newyorchese soprannominato “uomo a impatto zero” che decide di vivere per un anno intero al minimo impatto ambientale assieme a sua moglie e a sua figlia, fra alti e bassi che questa condizione impone. Utile a rivalutare anche la nostra condizione futura. 
 
Libri
Una speranza nell’aria di Tim Flannery Una visione più ampia sul cambiamento climatico e sul cosa fare fra mezzi e nuove tecnologie per sognare/progettare un mondo possibile. 
Le fantasticherie del camminatore errante di Francesco Bevilacqua I pensieri di una persona semplice, un sollievo ascoltarli. Un camminatore e le sue riflessioni sulla bellezza del creato a contrasto con la frenesia del mondo. Abbiamo davvero bisogno di tutto quello che abbiamo? Da leggere poco alla volta, come balsamo della sera. 
Cecità di Josè Saramago Mai così attuale e simile a quello che stiamo vivendo. Distrae poco, siete avvertiti. 
 
Azioni 
Docce lunghissime / bagni caldiCura del corpo, piccoli gesti. Prendiamoci cura di noi stessi, anche se siamo a casa.  
 
Scrivere 
Scrivere, buttare fuori. Pensieri, paure, azioni che si vogliono intraprendere, passioni, ansie del periodo. È terapeutico. Scrivete e condividete i vostri pensieri con chi vi sta accanto. Dopo 9 anni di blogging provo (se posso) a darvi un ulteriore consiglio: portate beneficio al mondo, adesso abbiamo tempo ed è il momento giusto per farlo. Ispirate gli altri. Fa bene a voi, fa bene alla collettività: aprite un blog, dite la vostra. Portate valore
 
Sport (a casa) 
Benedico ogni ora la presenza di una bici da spinning a casa. Investimento di qualche anno fa, nel lungo periodo mi ha ripagato in termini di risparmio dei costi della palestra e (di questi tempi) per la possibilità di allenarsi senza uscire dall’abitazione. Ho comprato un vecchio modello trovandolo scontato a 200€ nel corso di un Black Friday ma allenarsi a casa può essere fatto in tantissimi modi. Lezioni online di yoga, stretching, addominali su un tappetino, comprare un tapis roulant pieghevole se ve la sentite di investire e non avete spazio. Ci sono milioni di soluzioni possibili e tutorial su youtube. Cerchiamo di rimediare al muoversi meno, la sedentarietà non porta mai benefici. 
 
Film
Un mix di generi, al momento va così.
 
21
Preferito del momento perché distrae completamente dalla situazione. Avventuroso e basato su una storia vera. Il film “21” narra la storia di Ben Campbell, promettente studente dell’ M.I.T. con una spiccata predilezione per le scienze matematiche che attira le attenzioni di un professore universitario grazie agli ottimi voti. Ragazzo semplice, votato allo studio e al lavoro, si trova davanti ad un annoso problema: è in lista per entrare ad Harvard ma deve ottenere in tutti i modi la borsa di studio o in alternativa pagare di tasca sua 300.000 dollari di tasse e iscrizione. Il professor Mickey (alias Kevin Spacey) gli offre una soluzione: contare illegalmente le carte al gioco del Blackjack e fare più soldi di quanti mai ne potesse immaginare, ingannando gli “occhi del cielo” dei casinò di Las Vegas. Unico film che mi abbia veramente distratto. 
 
Marrakech Express

Marrakech Express di Gabriele Salvatores, regista che adoro. Film datato ma di grande ispirazione, così come il successivo Mediterraneo. Sono film che in questi drammatici momenti ci aiutano a staccare con la mente ascoltando storie che danno un forte risalto al viaggio e al valore dell’amicizia. Significativa la citazione introduttiva di Mediterraneo: “In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”. 
Altri film visti in dvd: Una Notte al Museo, Ritorno al Futuro e la saga di Harry Potter ogni lunedì su Italia 1. Li nomino appena perché alcuni sono riuscita a guardarli interamente, altri mi hanno scatenato il senso di colpa. Capita anche a voi? 
 
E voi? Come vi sentite? Riuscite a distrarvi, anche se per poco? Con cosa? Contribuite al post scrivendo nei commenti cosa vi fa stare bene. 
 
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