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Dozza, il paese dei murales in provincia di Bologna

Dozza, il paese dei murales vista colli bolognesi. Come ci siamo arrivati? Da un inaspettato appuntamento a tema mountain bike in provincia di Bologna. Tutto è iniziato sabato mattina quando ci siamo resi conto di avere un’intera giornata a disposizione al termine dell’appuntamento. Aprendo Google Maps abbiamo visto che eravamo a quaranta minuti d’auto dal borgo, quindi perché non raggiungerlo? I colori del paese di Dozza, inoltre, mi sono sembrati perfetti per inaugurare la prima scorribanda fuori regione post quarantena. Un tocco di leggerezza e creatività al termine di questo primo drammatico semestre del 2020. 
Siamo arrivati a Dozza in una giornata estremamente calda e soleggiata, forse la prima giornata di gran caldo percepita quest’anno. Nella tarda mattinata, sotto il sole del mezzogiorno, abbiamo scelto di lasciar trascorrere qualche ora prima di iniziare la visita e, da brave buone forchette, ci siamo rifugiati in un’osteria tipica per indugiare su assaggi di vini, piadine romagnole, crescentine fritte e cappelletti burro e salvia. D’altronde anche il cibo, di per sé, è un viaggio.
I murales di Dozza sono nati in tempi non sospetti: risalgono al 1960, data della prima edizione della Biennale del Muro Dipinto. La rassegna ha luogo nel mese di settembre degli anni dispari e, col tempo, è riuscita a trasformare Dozza in una galleria d’arte a cielo aperto. A Dozza dunque, per venire a contatto con l’arte, non è necessario  attraversare corridoi e stanze chiuse. L’arte qui è fusa con il paesaggio urbano e ne diventa un’essenza, una sfumatura. Le pitture murali raccontano storie, antiche e contemporanee e permettono di rimanere fuori all’aria aperta, intrattenendosi in quelle passeggiate di piacere tanto bramate nei mesi di lockdown.
I murales che decorano il borgo sono più di novanta. Accanto ad ognuno è posta una targa con titolo e autore dell’opera. Possono avere dei significati ben precisi o lasciar correre la fantasia verso pensieri soggettivi e libere interpretazioni. Basta soffermarsi e lasciare che l’opera diffonda il suo personale messaggio. La regola per osservare tutti i murales è perdersi lungo i vicoli e spostare continuamente lo sguardo, dall’alto verso il basso. Non vi sono opere imperdibili e mete certe, nell’arte ogni percorso diventa personale e relativo ma suggerisco comunque di non perdere due opere particolarmente suggestive: l’opera “Arcobaleno” posta all’entrata del borgo e il tanto fotografato “Angelo di Dozza” in via XX settembre. Ma ve ne sono tantissime altre, quindi non percorrete le strade in tutta fretta.
Dozza è un borgo in miniatura che si può realmente percorrere in una giornata. Se lo visitate in estate raccomando di evitare le ore più calde e, oltre a pranzi in osteria con assaggi tipici offro altre due alternative. La prima è andare in cerca di Via Sant’Anastasio. Posta quasi all’entrata del borgo è chiamata “la passeggiata degli artisti” e vi permetterà di sedervi su panchine ombrose ammirando gli splendidi dintorni e le vedute sui celebri colli bolognesi.
La seconda opzione è entrare nella Rocca Sforzesca.
Di stampo medievale, appartenente alle famiglie Campeggi e Malvezzi sino agli anni ’60, può offrirvi diverse tipologie di percorsi. Per chi ama immergersi in antiche residenze e palazzi signorili c’è il percorso che porta alla scoperta delle sue stanze nobiliari poste ai piani superiori ma posso dirvi che anche il cortile e i sotterranei nascondono sorprese. Per elencarne alcune una pinacoteca, un’enoteca che propone degustazioni guidate da sommelier con oltre 800 etichette esposte in vendita, le stanze di tortura della rocca per gli avvezzi a storie del terrore e, per i più piccoli, una dormiente creatura da ammirare: il drago chiamato Fyrstan, creato nel 2016 in occasione di Fantastika, rassegna annuale dedicata al mondo fantasy e lasciato dagli abitanti come silenzioso protettore del borgo e della rocca.
Un protettore servirebbe anche a quest’Italia post lockdown ma possiamo esserlo anche noi nel nostro piccolo, condividendone la storia, le tante attrattive per far ripartire il turismo o, come nel caso di Dozza, i tanti borghi e gioielli che tendono a rimanere più nascosti.

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