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Sciacca: il Castello Incantato

                              

Sciacca. La città delle ceramiche e delle terme, del Carnevale, delle scalinate decorate che scendono sino al porto, delle botteghe artigiane con teste di moro, zuppiere e ornamenti appesi sino al soffitto. Città della Basilica di Santa Maria del Soccorso, del Castello della Luna e limitrofa ad una curiosa destinazione di viaggio scelta poco prima di raggiungere Modica: il Castello Incantato. Non parliamo di un’aggiunta evocativa pensata da chi scrive: è il suo vero nome, nonostante non si tratti di un vero e proprio castello ma di un museo-giardino dove il suo artista-padrone rispondeva al nome di “Sua Eccellenza”. 

Cominciamo infatti col dire che è un appezzamento adornato da migliaia di teste scolpite. Migliaia. Con espressioni corrucciate, pacifiche, curiose, enigmatiche, iraconde e trattate dallo scultore al pari di personali “sudditi”. Alcune sono più visibili, posizionate sul terreno a terrazzamenti e volte a creare originali corridoi di sentieri che mi hanno lievemente ricordato il Parc Guell di Barcellona; altre, decisamente più nascoste, sono scolpite nelle grotte e persino intagliate sui tronchi di ulivi e mandorli che adornano il giardino.

 

L’anima che vi aleggia risponde al nome di Filippo Bentivegna, scultore animato da non si sa quale leva che scolpì centinaia e centinaia di teste in questo angolo di Sicilia in provincia di Agrigento. Si dice che la sua pazzia derivi da una bastonata presa in testa nel corso di una permanenza in America, forse per motivi amorosi. Dopo l’episodio che lo tramortii pesantemente, venne dichiarato inabile al lavoro e fu costretto a far ritorno in patria. Comprando poi quell’appezzamento alle pendici del Monte San Calogero conosciuto anche come Monte Kronio e guadagnandosi con le sue credenze e la sua manodopera il soprannome di “Filippo delle teste” o “Filippo il pazzo” iniziò quest’opera missionaria.

Bentivegna realizzò ben ventimila sculture fino alla sua morte avvenuta il 1° marzo 1967 all’età di 79 anni. Il suo appezzamento rimase per molto tempo abbandonato, alla mercé di ladri e approfittatori e delle ventimila opere create dall’artista ad oggi ne sono rimaste circa tremila conservate nel suo Castello Incantato, assieme ad alcuni pezzi donati dai familiari di Bentivegna a Jean Dubuffet, teorico dell’Art Brut e oggi esposte al Museo dell’Art Brut di Losanna a lui dedicato. Per realizzare le opere l’artista utilizzò la roccia trovata nell’appezzamento e quando terminarono le scorte cominciò a scavare grotte e cunicoli per ricavare altro materiale, oggi valorizzati con luci e installazioni e aperti al pubblico. Al centro del podere è presente anche la casa dell’artista decorata da lui stesso con raffigurazioni di grattacieli volti forse a ricordare il suo periodo americano.  

                               
Il Castello Incantato è oggi gestito da una cooperativa culturale, è visitabile e al termine del percorso è stata installata un’area museale dove sono raccolte ulteriori informazioni su Bentivegna con foto, video e frasi dipinte sul muro dove soffermarsi a riflettere a lungo.
 
Un’ultima curiosità? Un gruppo alternative rock italiano chiamato Virginiana Miller, formatosi nel 1990 e originario di Livorno dedicò un brano a questo artista, intitolandolo con il suo cognome: Bentivegna. Il testo della canzone è in siciliano e racconta in dialetto le vicissitudini dello scultore, lascio il video qui sotto.

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